POTEVA ESSERE LA DARSENA DI RAVENNA

IL PROGETTO DI BERLINO: COME POTEVA ESSERE LA DARSENA DI RAVENNA







I proprietari dei locali più folli della città sono partiti con una nuova missione: fondare un quartiere alternativo sulle rive della Sprea La comune, la vita alternativa, il quartiere ecologico sono un sogno della gioventù urbana, o degli ex sessantottini e dei loro figli, entrambe le generazioni ormai cresciute, divenute adulte. Dalle comuni di Berlino ovest e di Amsterdam allo splendore passato (e finito male) di Christiania a Copenhagen, fino a Friburgo in Bresgovia, che in Vauban ha il suo quartiere iperecologico, alternativo-chic. Adesso un sogno del genere sta prendendo corpo anche a Berlino. E come poteva essere altrimenti, nella città labratorio più di tendenza e in cambiamento permanente di tutta l’Europa continentale? Sarà un quartiere attorno a una riva chic della Sprea, non lontano da appartamenti di superlusso, con i suoi locali e ristoranti d’alto livello. Ma diverso da qualsiasi altro: nessuna casa di proprietà, nessun inquilino gradito se diventa ospite sedentario e vuol restare oltre tre anni. Questa è la storia del progetto dei tre ribelli attempati Juval Dieziger, Christoph Klenzendorf e Mario Husten. Ex imprenditori trasgressivi della notte berlinese, inventori e gestori a lungo del mitico Bar 25 dove arrivavi venerdì e tra alcol, coca e altri “incentivi” resistevi a celebrare fino a lunedì mattina. Sono diventati quarantenni i tre, e adesso vogliono fare sul serio. Con l’aiuto-complicità di un assessore allo sviluppo urbano star locale dei Verdi, Hans Panhoff, ex ribelle di Kreuzberg, oggi politico in prima fila nella resistenza alla gentrifrication che avanza e fa danni anche qui in Prussia. Da Der Spiegel al Wall Street Journal, molti grandi media globali cominciano a interessarsi al dinamico trio infernale della Sprea. Perché l’idea è troppo originale, può solo piacere o suscitar rifiuto, riuscire come molti scommettono e sperano o invece fallire. Ma insomma, non può lasciare indifferenti. Avevano cominciato a essere famosi in piccolo ma anche in tutto il mondo dei visitatori di Berlino capitale, Dieziger, Klenzendorf e Hausen. Lanciarono loro dieci anni fa il Bar 25. Un locale scatenato per scatenati, cui seguì l’adiacente Club Kater Holzig. Musica, cibo di qualità, ingresso libero solo ai “pusher” giusti. Molto è stato sempre tollerato dalle autorità, tutti scommettono che la polizia abbia chiuso un occhio o tutt’e due. Nessun buttafuori, o meglio al posto del buttafuori c’era Steffi-Lotta, l’esile girlfriend di Klenzendorf. Decideva lei chi entrava e chi andava lasciato fuori. Ecstasy, Lsd, cocaina. Come in molti altri locali di Berlino, d’altra parte. Adesso non basta più, vogliamo tentare altro, si sono detti i tre amici a un certo punto. Cioè costruire un quartiere a misura delle loro idee e dei modelli e miti di vita di chi finora festeggiava solo nei loro locali. Un quartiere per cui il terreno esiste già, grande due volte e mezzo un campo di calcio, a Holzmarkt, nel cuore di Berlino, in riva alla Sprea, tra Mitte elegante e Friedrichshain giovanile-alternativo. Con sull’altra sponda i cantieri per complessi residenziali dei super-ricchi, aziende dell’ovest del Paese o russi facoltosi. Trasformiamo il nostro stile di vita, da notte brava dei weekend a stile di vita urbana e quotidiana, hanno spiegato Dieziger, Klenzendorf e Hausen. Dall’ombra di tenebra festaiola della movida notturna berlinese, il loro mondo comincia a emergere alla luce, esce infine a riveder le stelle. Progettare l’idea sembra facile, ma come passare ai fatti? I tre hanno fatto il colpo grosso trovando nel 2012 un acquirente-sponsor, una cassa-pensioni privata svizzera, la Stiftung Abendrot, anch’essa creatura del mondo alternativo, nata come filiazione del movimento antinucleare. La Abendrot ha comprato, per molto più di dieci milioni di euro, si dice, il terreno cui i tre del Bar 25 puntavano: suolo edificabile che apparteneva alla Berliner Stadtreinigung, Bsr, l’azienda di smaltimento rifiuti urbani della metropoli. Ed è stata d’accordo a concludere coi tre un contratto di affitto di 75 anni. Poi si sono aggiunti altri investitori, business-hippies come li chiamano qui nella beffarda, ironica capitale. E il Chaos Computer Club, l’associazione degli hacker legali di Germania. Adesso Dieziger, Klenzendorf e Hausen hanno fretta, e anche l’assessore verde: per pagare il fitto alla cassa svizzera, devono arrivare a realizzare entrate sui 500mila euro l’anno. Ma appunto, com’è il progetto? I business hippie di Berlino Case d’abitazione, a più piani, per appartamenti, insomma niente villini a schiera o simili. Case per appartamenti, ma costruite in legno, che ci crediate o no. E da cedere in affitto, non in proprietà. Al meglio per non più di tre anni, appunto. Vita alternativa sì, ma con contratto a termine, se no diventa abitudinaria e non più genuina, è l’idea. Poi già stanno sorgendo bar, chioschi e ristoranti. E ci sarà spazio per negozi, alternativi o meno, e per templi gastronomici com’era il ristorante del KaterHolzig, pietanze sui 30 euro, vini di fascia alta. Le regole non finiscono qui: ci saranno locali techno ma anche asili-nido. Non saranno ammesse lavatrici, tutti useranno lavanderie, un po’ di spirito di comune rivisitato nel dopo-guerra fredda non guasta. E anche i frigoriferi saranno per uso collettivo, vietati quelli personali. Stiamo invecchiando, alla lunga non potevamo realisticamente pensare di lavorare fino alla pensione solo con locali di divertimento estremo come il Bar 25, dicono i tre. E adesso il quartiere diverso da ogni altro è la loro scommessa. La loro Genossenschaft (vuol dire più o meno cooperativa) conta già più di 120 membri, ognuno ha dovuto versare 25mila euro per diventare comproprietario. Le case, oltre a essere in legno e super-ecologiche, quindi a minimo consumo di energia, dovranno avere spazio sul tetto per allevare pesci. Perché? Semplice: per utilizzare i loro escrementi per concimare spazi verdi e coltivazioni di verdure fai-da-te nel quartiere hippie chic sulla Sprea. Tutto ora è in mano a due architetti d’eccezione, Jan Kleihues e Wolfram Putz dello Studio Graft. Il primo ha progettato la nuova sede berlinese del Bnd, i servizi segreti federali, il secondo lavora per le residenze prussiane di Brad Pitt e Angelina Jolie. Infine, ma non ultimo, si sono rivolti a Jony Eisenberg, ex avvocato difensore dei terroristi della famigerata Rote Armee Fraktion), per risolvere un problema: loro che erano gli eroi dei party adesso vogliono più garanzie di silenzio, per le famiglie che verranno a vivere nel loro quartiere. E da oltre il fiume, dalla nuova zona residenziale di lusso della gentrification dell’est, ora spesso la musica techno arrova troppo alta. Un quartiere diverso da tutti gli altri, nel cuore della Berlino più trendy. Curiosamente, l’origine dell’idea, hanno spiegato i tre a Der Spiegel, fu una festa di alcuni giorni organizzata a Garbicz, un tranquillo, prospero villaggio polacco appena oltre il confine. Musica e performances varie, festa senza limiti per un weekend intero, con almeno tremila partecipanti. Là cominciò a venir loro in mente di trasformare il clima delle loro feste lunghe in stile di abitazione e di vita. Vedremo se avranno successo. Intanto coltivano già altre idee ambiziose: hanno messo gli occhi su alcuni casermoni industriali di Detroit, l’ex metropoli industriale decaduta degli States, ci si sono fatti portare in visita da alcuni amici disc-jockey americani che anni addietro avevano ospitato a Berlino. La Berlin way of life resusciterà forse quei vecchi luoghi del sogno americano di tante generazioni fa.

Nessun commento:

social media manager Ravenna Emilia Romagna